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La modernità della storia: il Rijksmuseum

  • 7 Maggio 2026
  • Redazione
Rijksmuseum, dettaglio della facciata
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La terza puntata di Mirabilia ci porta in un luogo magico, emblema stesso del tesori fiamminghi: Il Rijksmuseum. L’autrice ci accompagna nella visita narrandoci l’origine e lo sviluppo di quello che oggi è considerato giustamente uno dei musei più importanti al mondo, contenitore architettonico unico nel suo genere di un patrimonio inestimabile di Arte Olandese, Europea e di una ricca collezione di Arte Asiatica.


Di Lisa Carmignotto Bettella

Il cielo è vasto e grigio.

Sotto di esso, le grandi pianure con i laghi;

alberi e mulini, campanili e serre,

divisi dai fossati, grigio-argento.


Questa è la mia patria, la mia gente;

questo è lo spazio in cui voglio risuonare.

Lasciatemi brillare nei laghi per una sera,

poi potrò evaporare come una nuvola.

Olanda (“Holland”) di Hendrik Marsman (1941)

Dietro le mura dei musei sovente si celano storie complicate: politica e arte si incontrano, e ne segue un corteggiamento simile a una danza fatta di promesse e speranze, bellezza e illusioni, fino a quando l’idillio si interrompe, volti sconosciuti entrano nel racconto intessendo nuovi intrecci. Si delinea una nuova facciata, si prospetta una nuova storia.

Era il novembre del 1798 quando il governo olandese decise di realizzare un museo nazionale sul modello della vicina Francia. Un “progetto prestigioso”, così venne definito, volto a somministrare al popolo un’infusione di patriottismo attraverso l’istituzione di quella che divenne in seguito una delle più affascinanti roccaforti dell’arte del panorama europeo: il Rijksmuseum di Amsterdam.

Figura 1 – Ingresso principale del museo

La Galleria Nazionale aprì per la prima volta i battenti alla fine del maggio del 1800 nella Huis Ten Bosch all’Aia, ospitando oltre 200 dipinti e oggetti storici provenienti sia dalle collezioni degli statolder sia da istituzioni nazionali come la Compagnia Olandese delle Indie Orientali.

Dieci anni dopo Luigi Bonaparte, fratello dell’imperatore Napoleone e sovrano del Regno d’Olanda, trasferì le collezioni nazionali nella nuova capitale del paese, Amsterdam, all’interno del Palazzo Reale in Piazza Dam – originariamente sede del municipio – impreziosendo la città con gallerie che arrivarono a raccogliere un’incredibile quantità di tele di sopraffina fattura, tra cui La Ronda di Notte del Rembrandt. Il Museo Reale venne inaugurato ufficialmente nel 1809 all’ultimo piano del palazzo.

In seguito alla cacciata dei Bonaparte e all’ascesa al trono di Re Guglielmo I nel 1813, la collezione venne spostata, interrompendo l’incanto che si era andato a creare: il museo e la raccolta di stampe dell’Aia furono quindi trasferiti a Trippenhuis, un palazzo cittadino del XVII secolo situato in Kloveniersburgwal, poi battezzato Rijks Museum (“Museo Nazionale”). Non molto tempo dopo anche altre collezioni furono dislocate in diverse sedi, con grande costernazione del direttore: gli oggetti dell’antichità classica furono inviati al nuovo Museo delle Antichità di Leida, mentre le arti applicate e artigianali al Gabinetto delle Rarità di recente costituzione all’Aia. Per ospitare l’arte moderna del XIX secolo, fu creato nel 1838 un museo separato nel Paviljoen Welgelegen di Haarlem.

La sempre maggior diffusione di grandi gallerie d’arte in tutta Europa contagiò anche i Paesi Bassi, che cominciarono a percepire l’inadeguatezza del Trippenhuis rispetto al lustro con il quale lo stato fiammingo intendeva impomatarsi. Si avviò dunque un progetto per la costruzione di qualcosa di nuovo: l’ardimentoso lavoro fu affidato alle sapienti mani dell’architetto Pierre Cuypers, l’uomo che conferì al Rijksmuseum uno stile eclettico, in una fusione di elementi gotici e rinascimentali con una ricca simbologia nazionale. Inizialmente ritenuto troppo costoso, insufficiente in termini di spazio sulle pareti e non adatto al contenuto del museo, il progetto subì modifiche astutamente silenziose da parte di Cuypers, che desiderava un edificio “più cattolico”: eliminando diversi elementi rinascimentali poi sostituiti con forme gotiche, l’architetto si inimicò il sovrano Guglielmo III e fu pertanto costretto a emulare i maestri costruttori delle cattedrali medievali.

Dopo l’inaugurazione del museo nel 1885, una forte richiesta di corsi di disegno persuase Cuypers a realizzare una sezione apposita, la Scuola di Disegno o Teekenschool, che aprì nel 1891 e presso la quale lo stesso Cuypers insegnò.

Il museo fu in seguito sottoposto a opere di migliorie e ristrutturazione, e arricchito da prestigiose collezioni di scuole di pittura e scultura dell’Europa occidentale, nonché di arte orientale e di arti decorative di inestimabile valore. Oggi l’edificio custodisce circa 8000 pezzi tra opere di pittura, scultura e architettura,  raccontando più di 800 anni di arte e storia olandese, con preziose testimonianze della memoria coloniale e imperialista, come bandiere dell’Indonesia, porcellana cinese, utensileria e trofei di guerra dello Sri Lanka.

Per quanto concerne la struttura dell’edificio, a dare il benvenuto al visitatore del museo è l’atrio: i tetti in vetro e i pavimenti in pietra portoghese chiara e levigata conferiscono un aspetto ampio e luminoso; le calde facciate in mattoni dell’edificio principale circostante, con le loro finestre e le loro nicchie, si affacciano sui cortili interni. L’atrio è composto da due spazi collegati da un tunnel e il suo ingresso si trova in prossimità del cosiddetto Passaggio, le cui pareti originali in mattoni sono state sostituite da ampie vetrate, consentendo ai passanti di ammirare i cortili interni. La pista ciclabile che attraversa l’edificio è funzionale al museo come collegamento tra la città vecchia e le nuove zone residenziali a sud del centro cittadino.

Figura 2 – Passaggio (tunnel)

Il Rijksmuseum è strutturato in numerosi ambienti: due gallerie, una sala grande, uno spazio per le collezioni speciali; e ancora un padiglione asiatico, l’Ala Philips e la biblioteca. Cinque sale raccontano la storia del paese dall’età medievale al XX secolo e, a incorniciare l’edificio, i giardini medievali.

La Galleria della Ronda di Notte fu espressamente progettata per l’esposizione del ritratto della guardia civica eseguito dal Rembrandt, superlativo esempio della straordinarietà creativa dell’artista. La tela è esposta sull’altare maggiore, ubicato a un’estremità della navata. La Galleria della Ronda di Notte è sorvegliata da quattro figure di donne – le personificazioni del mattino, del pomeriggio, della sera e della notte – poste su alti piedistalli come a voler sostenere il tetto dell’edificio.

La Galleria d’Onore appare come un lungo corridoio conducente alla stessa Galleria della Ronda di Notte. Ancorché la planimetria evochi la linea tipicamente gotica delle antiche cattedrali, le nicchie della Galleria d’Onore sono riservate agli artisti e non ai santi; in quelle laterali, incorniciate da travi in ghisa con i nomi dei celebri pittori, sono visibili alcuni capolavori dei grandi artisti del secolo XVII. Le sezioni semicircolari delle pareti superiori mostrano gli stemmi delle undici province dei Paesi Bassi e delle rispettive capitali.

Figura 3 – Galleria d’Onore

La Sala Grande, un vasto spazio dotato di un pavimento in mosaico intarsiato, pareti ricoperte di quadri finemente dipinti e di meravigliose vetrate, sormontato da un soffitto a volta riccamente decorato, costituisce con la Galleria d’Onore la struttura portante dell’intero edificio museale.  Le sue vetrate raffigurano le tre grandi arti a giudizio di Cuypers (l’architettura, rappresentata nella vetrata centrale, era ritenuta la più rilevante giacché era persuaso che essa incorporava le altre due, ponendole in una posizione quasi subalterna). I dipinti nella Sala Grande, che all’occhio inesperto potrebbero sembrare affreschi, sono in realtà eseguiti su tela e raffigurano diverse virtù (come la Carità) e una selezione di momenti della storia olandese.

Figura 4 – Sala Grande e vestibolo
Figura 5 – Sala Grande e vestibolo

I pezzi più insoliti, come collezioni complete di argenteria in miniatura, strumenti musicali, cimeli patriottici, scatole e astucci, gemme, tessili di particolare manifattura, e ancora diapositive per lanterne magiche, vetri, maioliche, nonché un’imponente armeria e un gran numero di modelli di navi sono raccolti nella sala delle Collezioni Speciali che vede ospitate – circa ogni sei mesi – inediti assortimenti.

Costruito in arenaria portoghese e vetro, il Padiglione Asiatico è circondato dall’acqua e caratterizzato da una ricchezza di piani diagonali e prospettive inusitate. Al suo interno giace una ricca collezione di arte orientale proveniente da Cina, Giappone, Indonesia, India, Vietnam e Thailandia, risalente al periodo compreso tra il 2000 a.C. e il 2000 d.C. Per le mostre di alto profilo con opere provenienti dalla propria collezione e opere in prestito da collezioni nazionali e internazionali, il museo olandese ha destinato l’Ala Philips, con una sala permanente dedicata alla fotografia.

La Biblioteca Cuypers è la più grande e antica biblioteca di storia dell’arte dei Paesi Bassi: Cuypers la incluse nel progetto dacché persuaso che un museo dovesse essere luogo non solo di stupore e apprezzamento, ma anche di apprendimento. Il grande lucernario sopra la sala di lettura della biblioteca fu un’innovazione modernissima per l’epoca, consentendo agli utenti la consultazione dei volumi senza che essi abbisognassero di candele o lampade a gas, e al contempo realizzando uno spazio che – grazie alle rastremature dei pilastri – apparisse più grande di quanto non fosse. La collezione comprende un totale di circa 450.000 oggetti anche se la maggior parte è conservata nei tunnel sotterranei dell’edificio. Le decorazioni della biblioteca avevano la duplice funzione di omaggio agli storici dell’arte e di invito per i visitatori al silenzio. Un grande cerchio decorativo sul pavimento rispecchia la scala posta sul lato opposto, in un sapiente gioco di simmetrie. Le parti superiori delle pareti sono dipinte con colori chiari per riflettere quanta più luce possibile e le decorazioni sono piccole e sparse per sfruttare al meglio la luce del giorno.

Figura 6 – Biblioteca Cuypers

Non si possono infine non menzionare i giardini medievali che circondano l’edificio principale, rappresentati dal  magnifico esemplare di noce alato del Caucaso vicino alla Villa e presente nel giardino da sempre. Per gli esterni Cuypers aveva concepito una sorta di “museo all’aperto”, ove esporre parti di edifici storici a rischio demolizione. Per questo motivo, nei giardini si possono ammirare la Bergpoort della città di Deventer e la Herepoort della città di Groningen, così come diversi archi della Kleine Kerk – la “Piccola Chiesa” – di Edam.

Figura 7 – Herepoort

All’interno delle sue storiche mura, invece, il Rijksmuseum custodisce alcuni pezzi d’arte di valore inestimabile tra cui l’opera Maria Magdalena, un olio giovanile dell’artista Alma-Tadema.

Nato Laurens Tadema, dalla famiglia notarile della città, cambiò più tardi il suo nome nella forma inglese Lawrence, includendo il suo secondo nome Alma. All’età di quindici anni il giovane ebbe un crollo mentale e fisico: i professionisti che lo avevano in cura gli pronosticarono vita breve, e ciò persuase il Tadema a condurre una vita all’insegna dello svago e del piacere, nonostante i genitori desiderassero per il figlio la carriera di avvocato. Dal momento in cui il giovane uomo riprese gli studi di arte, disciplina che nella sua prima infanzia era stata tra i suoi maggiori interessi, egli riguadagnò salute al punto da riuscire a frequentare la prestigiosa Royal Academy of Antwerp, vincendo finanche numerosi premi.

Il prosieguo della vita di Alma-Tadema fu ricco di avvenimenti forti: la dipartita della moglie a causa del vaiolo sconvolse l’artista, avvolgendolo in una spirale di depressione e scontentezza; smise di dipingere e la sua salute tornò a peggiorare. Per diagnosi mediche egli si recò quindi in Inghilterra, dove venne ospitato dal collega pittore Ford Madox Brown. In quest’occasione, Alma-Tadema notò la giovanissima Laura Theresa Epps, all’epoca diciassettenne, innamorandosene perdutamente. Lo scoppio della guerra franco-prussiana persuase il pittore a trasferirsi in terra inglese, e dopo poco tempo convolò a nozze con la fanciulla. Trascorse la parte successiva della sua vita viaggiando attraverso l’Europa e godendosi il continuo successo dei suoi lavori.

Alma-Tadema, uno degli artisti romantici più famosi della Gran Bretagna della fine del XIX secolo, era  noto per i suoi dipinti di scene classiche sovente ambientate nell’antica Grecia o a Roma: per tale motivo, la Maria Maddalena è indubbiamente un unicum nella sua produzione artistica, affatto abituata alle tematiche sacre.

L’olio illustra la sola metà superiore di un corpo di donna: la figura appare di profilo col viso leggermente chino e le palpebre chiuse. La dama ha un incarnato roseo, ciglia lunghe e scure così come i capelli corvini che sono raccolti in un’elegante crocchia intrecciata. Da contraltare alla nudità del décolleté ci sono i due preziosi cui cade immancabilmente lo sguardo dello spettatore: il collo è cinto da una collana – non è chiaro se un sottile torchon o un nastro spesso – rosso corallo con chiusura dorata sul davanti. A decorare il viso invece splende un orecchino di diamante con struttura dorata a monachella: posto esattamente al centro della tela, la gemma sprigiona riflessi di luce che sembrano avvolgere tutta la figura bilanciandone la semplicità e la penuria di dettagli.

Figura 8 – Maria Magdalena (“Maria Maddalena”) di Lawrence Alma-Tadema, olio su tela (1854): Rijksmuseum

Natio di Amsterdam, Cornelis Springer realizzò alcuni tra i più splendidi dipinti ad olio e acquerelli di paesaggi urbani olandesi, permeati di romanticismo e cura dei dettagli. Membro del collettivo di pittori di Amsterdam Felix Meritis, Springer si aggiudicò premi e riconoscimenti (come la medaglia d’oro per un dipinto di un interno di chiesa, nel 1847) e fu insignito dell’Ordine Leopold del Belgio nel 1865.

Stimato per i suoi dipinti, le incisioni e i suoi disegni, l’artista olandese si occupò con abnegazione alle vedute urbane, riuscendo a trasporre su tela, con sopraffina eleganza, la calda luce del sole. Benché la sua architettura assumesse talvolta forme di fantasia, nella maggior parte dei casi si trattava di edifici esistenti.

Nell’eredità lasciata da Springer si contano circa 650 opere, tra cui Lo Zuiderhavendijk a Enkhuizen con vista sul canale Zuiderspui e la splendida Veduta dell’Aia dal Delftse Vaart nel XVII secolo, entrambi scorci di vita quotidiana quasi fossero cartoline d’antan. Nel primo lavoro si possono riconoscere sulla sinistra un uomo in barca, di spalle e chino mentre traffica con la merce a bordo; un grande albero dalla chioma rigogliosa separa l’ambiente fluviale del barcaiolo da quello stradale, sulla cui via un umile cocchiere in maglia rossa ciba il suo cavallo con dei fasci di fieno dorato; sulla destra si ergono al sole i tipici edifici olandesi, con i classici mattoni rossi e bianchi e i tetti spioventi dinanzi ai quali sono visibili un fruttivendolo con la merce, riparata da una tenda bianca ma ben esposta agli occhi dei passanti, alcune galline vicino al canale e qualche cagnolino curioso. Il giorno è sereno e il sole illumina le fronde, proiettando ombre delicate sulle facciate delle costruzioni.

Figura 9 – De Zuiderhavendijk in Enkhuizen (“Lo Zuiderhavendijk”) di Cornelis Springer, olio su tela (1868): Rijksmuseum

Willem van de Velde II, figlio e allievo di Willem il Vecchio, studiò con il pittore e incisore Simon de Vlieger. Come il padre, si specializzò in vedute marine e battaglie navali, e fu riconosciuto tra i maggiori pittori olandesi di tali ambientazioni, eseguite con tecnica raffinatissima. Lavorò ad Amsterdam col padre per poi prendere servizio presso la corte del sovrano Carlo II d’Inghilterra. Eccellenza della pittura marina olandese nel corso del XVII secolo, la sua fama si cristallizzò anche grazie alla perfetta conoscenza delle tecniche navali e alla padronanza rappresentativa della luce e degli effetti atmosferici e climatici.

Nella magnifica tela esposta al Rijksmuseum appaiono protagoniste le flotte inglesi e olandesi reduci dalla Battaglia dei Quattro Giorni, combattuta tra l’11 e il 14 giugno del 1666: in primo piano la nave da guerra catturata – la Swiftsure, seconda imbarcazione così battezzata dalla Royal Navy – con lo stemma reale inglese sul contrafforte; il bompresso, l’albero di trinchetto e l’albero maestro sono stati scheggiati dal fuoco dei cannoni, e la bandiera inglese pende dalla poppa. All’estrema destra si vede l’Hollandia, l’ammiraglia gravemente danneggiata di Cornelis Tromp.

Figura 10 – Veroverde Engelse schepen na de Vierdaagse Zeeslag (“Navi inglesi catturate dopo la battaglia dei quattro giorni”) di Willem van de Velde, olio su tela (1666): Rijksmuseum

Rembrandt è indubbiamente il più grande pittore fiammingo del XVII secolo e, forse, di tutta la storia artistica olandese. Le sue icastiche pennellate seppero concretizzare su tela ciò che è percepibile solo con gli occhi: dal Festino di Baldassarre alla Pallade Atena, da Artemisia riceve le ceneri di Mausolo a L’uomo con l’elmo d’oro, da Aristotele davanti al busto di Omero al Cristo nella tempesta sul mare di Galilea, senza tralasciare gli straordinari autoritratti. Gli eccezionali chiaroscuri del maestro sono tutt’oggi lodati e attentamente studiati.

La tela più grande e famosa di Rembrandt fu realizzata per la sala della corporazione degli Archibugieri, una dei numerosi spazi per la guardia civica di Amsterdam, milizia e polizia della città. La Ronda di notte, come viene chiamata comunemente, è datata 1642 e fu commissionata dagli ufficiali della Corporazione attraverso la figura di Frans Banning Cocq, raffigurato su tela con i suoi ufficiali – non soldati di professione, bensì facoltosi cittadini per lo più borghesi, che si dilettavano con le armi; il capitano Cocq (medico nella vita quotidiana) appare qui vestito di nero, con un ampio e candido collare elisabettiano e una fascia rossa che cade dalla spalla destra al fianco sinistro, intento con gesti eloquenti a impartire ordini al suo luogotenente in uniforme color crema. Alle loro spalle gli archibugieri: alcuni sparano, altri sono intenti a caricare o pulire l’arma; sulla destra un tamburino inizia a rullare lo strumento mentre l’alfiere sulla sinistra solleva la bandiera. Una bambina bionda brilla in mezzo al gruppo di adulti, in abiti candidi e con un pollo appeso alla cintura: particolare curioso e apparentemente incongruo che la critica ipotizzò come rimando al cognome del capitano o al simbolo stesso della corporazione (due artigli di pollo). Come di consuetudine il pittore si inserisce nella tela, facendo capolino tra l’uomo che regge la bandiera e quello con l’elmo.

Figura 11 –  De Nachtwachtcompagnie van Wijk II onder bevel van kapitein Frans Banninck Cocq (“La Compagnia della Milizia della Guardia Notturna del Distretto II sotto il comando del Capitano Frans Banninck Cocq” o “Ronda di notte”) di Rembrandt van Rijn, olio su tela (1642): Rijksmuseum

Destinato inizialmente alla sala banchetti della sede della Milizia civica, nel 1715 il quadro fu trasferito nell’edificio che allora ospitava il municipio di Amsterdam: troppo grande per la sua nuova collocazione, l’opera fu pesantemente ridimensionata, con tagli significativi sui quattro lati. I pezzi mancanti sono stati recentemente ricostruiti sulla base di una copia del Seicento attribuita a Gerrit Lundens, quindi montati temporaneamente sull’opera di Rembrandt.

Figura 12 – Il dettaglio centrale dell’opera, la Mano del capitano Cocq

Il museo non offre però solo tesori pittorici: nel suo immenso catalogo sono altresì pregevoli molti pezzi di artigianato, uni fra tutti la famosa Brocca con coperchio di Adam van Vianen. Realizzata in argento e pensata non come caraffa ma come tazza da cui bere, essa è decorata con stravaganti elementi: lucertole intagliate nel rivestimento della brocca, chiaro omaggio all’arte del fratello dell’artista, sembrano animarsi grazie al potere del sole, cioè dal fuoco tramite il quale l’argentiere infonde vita nel metallo. Il corpo di questa brocca non è composto da parti diverse, bensì ricavato con impeccabile maestria da un’unica lastra d’argento, inclusi base e manico; il visibile è cesellato, creato dall’argentiere con un martello e numerosi scalpelli e punzoni.

Figura 13 – Kan met deksel (“Brocca con coperchio”) di Adam van Vianen, oro e argento (1614): Rijksmuseum

L’interazione tra forma e ornamento è immediatamente percepibile nell’opera del giovane van Vianen: su questa brocca la forma principale si dissolve in una sostanza fluida in cui sono incorporate parti anatomiche riconoscibili. Tutto è in movimento, con forme animali e umane che emergono da una massa viscosa la cui glutinosità pare rievocare il ​brodo primordiale che originò la vita. Al suo interno si trovano due salamandre o lucertole che strisciano, animali che si pensava provenissero anch’essi dalla materia inanimata. Sulla base rotonda e ondulata è seduta una scimmia che sorregge la stoviglia: la tazza, che va allargandosi verso l’alto, presenta un manico alto costituito da quel che sembrerebbe un corpo di donna.

Figura 14 – Lampetkan met veld- en zeeslagen uit de Tachtigjarige Oorlog (“Brocca e bacinella con scene di battaglie terrestri e navali durante la Guerra degli Ottant’anni”) diAdam van Vianen (1614): Rijksmuseum

Altrettanto squisito il duo Brocca e bacinella con scene di battaglie terrestri e navali durante la Guerra degli Ottant’anni, con scene incise e sbalzate che raffigurano le vittorie degli olandesi nella battaglia contro la Spagna – dalla liberazione di Alkmaar del 1573 alla battaglia navale di Gibilterra del 1607, ancorché il pezzo forte del bacile è il trionfo del principe Maurizio nella battaglia di Nieuwpoort del 1600. Cesellate e interamente dorate, la coppia di pezzi è decorata con dettagliati bassorilievi di battaglie campali e navali; il fusto della brocca, che poggia su un piede arcuato e profilato, è diviso da un’ornamentazione a lobi in tre medaglioni ovali.

Lisa Carmignotto Bettella


Docente, antichista, biografa e ricercatrice indipendente. Autrice di numerosi articoli di letteratura classica e arte. Nel settembre del 2025 è stato pubblicato il suo primo saggio “Creta Minoica. Il Gioiello del Mediterraneo” (Prospettiva Editrice) <<LINK

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