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Il caso VAF Stiftung

  • 17 Aprile 2024
  • Redazione
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Per un singolare concerto di motivi la collezione d’Arte di Volker W. Feierabend è destinata a passare alla Storia. Già adesso è un corpus di opere ampiamente conosciuto, che istituitosi come fondazione per gestire efficacemente le iniziative future, ha instaurato collaborazioni con importanti musei, prodotto mostre di alto profilo ed edito cataloghi e monografie di artisti.

Ma ciò che intendiamo con “passare alla Storia” è che, per l’unicità delle sue caratteristiche e per i mutamenti degli equilibri internazionali attualmente in corso, questa raccolta d’Arte avrà nei decenni a venire un ruolo culturalmente molto importante e specifico, che qui intendiamo tratteggiare.

Carlo Carrà: Le figlie di Loth – © Vaf Stiftung

Ma prima di ogni considerazione, ecco una necessaria premessa sulle origini della singolare raccolta d’Arte e sul suo iniziatore, Volker W. Feierabend.

Nato a Berlino nel 1935, raggiunge il successo imprenditoriale con l’import-export di prodotti moda e, trasferitosi nel 1972 a Milano con la moglie italiana Aurora, inizia la sua attività di collezionista nel modo consueto, mescolando scuole e stili diversificati per poi decidere di dare una linea precisa alle acquisizioni di opere e concentrarsi unicamente sull’arte italiana dal primo novecento fino ad oggi.

Adolfo Wildt: Nicola Bonservizi – © Vaf Stiftung

Una scelta dettata dalle preferenze personali, ma che si rivela certamente oculata: l’arte moderna italiana era al tempo ancora sottovalutata nelle quotazioni sul mercato internazionale, tanto da gli permettergli di raccogliere un nucleo iniziale di opere significativo per qualità e quantità, ampiamente rappresentativo del panorama artistico scelto e favorito inoltre dalla sua frequentazione, oltre che di musei e gallerie, degli atelier di artisti in vita, intrattenendo rapporti diretti con molti di loro.

Alberto Viani – “nudo femminile” – © VAF Stiftung

Ma non sono solamente i fattori di opportunità o la scelta di campo a determinare il formarsi di una identità ben precisa della collezione VAF Stiftung: anche il suo gusto di conoscitore, che nel frattempo si era focalizzato in una visione molto personale ed anticonformista, ha fatto si che venissero per esempio tralasciati movimenti celebrati dal mainstream come la Transavanguardia e L’Arte Povera.

Un estratto dalle Riflessioni del collezionista ed Editore

Del resto basta leggere qualcuno dei suoi pensieri per notare come, a causa della sua indole indipendente di collezionista e mecenate, vi è chi lo ha definito una “personalità ibrida”, in colloquio sí con il sistema dell’arte, ma non disposto a rinunciare alle sue idee nell’allestire il proprio museo personale, conservando quello spirito della scoperta che da solo può condurre a scoprire “tesori in territori ancora inesplorati” e farlo “al di fuori dei soliti, ripetitivi elenchi di notabili dell’arte”.

Ubaldo Oppi: “Ritratto della moglie” – @ VAF Stiftung

Questo aspetto di collezionista che non segue pedissequamente le mode artistiche spinte dai media, ma rimane fedele ad una sua visione indipendente, è stato ben compreso dalla storica dell’arte Serena Baccaglini, che molto ha fatto affinché gli fosse ufficialmente riconosciuto, cosa che è avvenuta quando l’Università di Padova – uno degli atenei più antichi al mondo, essendo stata fondata nel 1222 – con una cerimonia che non ha precedenti accademici gli ha conferito la Laurea Magistrale ad Honorem in Storia dell’Arte, avviando poi con lui una collaborazione culturale.

Una parte dei libri della VAF Stiftung donati alla biblioteca dell’Ateneo

E proprio durante un recente evento presso l’Università, in cui veniva presentata la donazione di una raccolta di volumi di monografie artistiche e di cataloghi, frutto della intensa e raffinata attività editoriale della VAF Stiftung, abbiamo incontrato Feierabend, poco dopo il suo intervento in cui ha parlato del progetto della Fondazione di dare vita ad un museo che, forte di un nucleo permanente di opere così connotato, come mission promuova e valorizzi creazioni artistiche di artisti emergenti, che si impongano da sè per qualità intrinseca e non per il supporto di ponderosi apparati di testuali di presentazione.

“La vera arte non ha necessità di proclami, ma si compie in silenzio”

Marcel Proust

Persino la struttura del catalogo generale della collezione testimonia tale approccio: un ponderoso volume con sole immagini e didascalie delle opere ed un secondo con testi ed apparati bibliografici, in modo che gli studiosi trovino gli approfondimenti che cercano e i lettori non specializzati “l’originalità, la qualità e la forza di persuasione estetica di un’opera artistica finita”, per usare le parole dello stesso collezionista.

Gianfilippo Usellini: “Il carnevale dei poveri” – © VAF Stiftung

Ma per quali motivi la collezione VAF Stiftung a nostro avviso è destinata ad uno storico ruolo culturale negli anni a venire? Innanzitutto per due peculiarità: il fatto che riguardi l’arte del paese con la più varia e consistente produzione artistica storica nel mondo, e che si concentri su un intervallo specifico, il XX secolo.

Come abbiamo già in precedenza sottolineato su queste pagine, il ‘900 è stato il secolo delle guerre mondiali, un laboratorio a cielo aperto in cui il corpo della collettività che si andava già globalizzando è stato sottoposto ad esperimenti sociali che hanno accelerato le mutazioni comportamentali degli individui, producendo una quantità di cambiamenti culturali superiore a quella di tutti i secoli precedenti.

Agenore Fabbri – “cavallo” – © VAF Stiftung

È nel XX secolo che il primato artistico culturale dell’Occidente, fino a quel momento saldamente legato all’Europa, si sposta oltreoceano, da dove l’america, grande potenza nucleare vincitrice del secondo conflitto, riversa a valanga la sua conseguente influenza geopolitica e geoculturale su tutto il mondo globalizzato.

E un’arte come quella italiana, con una tradizione figurativa ininterrotta per tutti i secoli precedenti, viene esposta ad un vento culturale che spazza via bollandoli come sorpassati una volta per sempre i conseguimenti poetico-estetici fino ad allora ritenuti esemplari.

Dany Vescovi: Senza titolo – © VAF stiftung

Ma la cosa interessante è che anche quando gli artisti italiani cedono alla totalizzante influenza esterna, abiurando la propria identità culturale, della pur negata tradizione nativa qualcosa in loro traspare comunque, laddove per autori senza una autorevole storia artistica alle spalle questo non accade: non si possono infatti cancellare con un colpo di spugna, ancorché spietato, secoli di Grande Figurazione, la cui traccia rimane comunque in filigrana e può osservarsi come in un reperto di laboratorio passato al microscopio, all’interno della selezione raccolta da VAF Stiftung.

Nicola Verlato: “hooligans” – © VAF Stiftung

E quando in futuro i mutati rapporti di forze geopolitiche porteranno cambiamenti culturali a cascata, una solida storia di Bellezza come quella che l’Italia può vantare, stimolerà inevitabilmente nuovi equilibri, dopo i pretestuosi attacchi esogeni di una guerra fredda culturale, estranea alla sostanza autentica dell’Arte, come abbiamo sottolineato anche in altri articoli.

Insomma questa collezione per certi versi rappresenta uno specimen, dove sono custodite le prove del momento in cui una cultura vincitrice ne sommerge un’altra fin quasi ad inabissarla, mentre in realtà la soccombente rimane pronta a riemergere una volta che le acque della marea si siano ritirate: l’Arte Italiana ha subito sí lo scossone globalista, ma senza ancora morirne, anzi per rinascere rinsaldata e pronta a presentare al mondo – per usare ancora una volta le parole di Feierabend – opere che anziché solo vuote parole di apparato “offrano qualcosa anche alla vista”.

le inequivocabili intenzioni del collezionista
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